Sentieri_nel_Verde_01Il lungo e faticoso cammino di uomini e animali, come accennato, richiedeva frequenti soste che di solito avvenivano dopo percorrenze di circa 20 km al giorno. Quella di Casalbore,  originariamente,  rappresentava una naturale stazione di riposo perchè, disponeva di tre fonti d'acqua perenni. La sosta divenne successivamente fondamentale quando il Tavoliere vi istituì un area armentizia laterale al tratturo e ancor più quando si realizzò il largario che rese Casalbore ultimo riposo della transumanza prima di arrivare a Candela. 

Nella sosta autunnale si procedeva alla conta per la numerazione dei capi di bestiame ed all'imposizione erariale della dogana, mentre al ritorno dalla Puglia si eseguiva soprattutto la lavorazione dei formaggi. Non era un caso che la sosta fosse attestata nei pressi di due torrenti in quanto l'acqua risultava fondamentale per la pulizia degli attrezzi, per la mungitura e la lavorazione di formaggi e ricotta. Nell'ampio pianoro si costituiva uno spazio detto quadrone nel quale erano ospitati lo stazzo destinato al ricovero degli armenti e un'aia in cui si procedeva alla mungitura e al caglio. In cambio di tali servizi i pastori fornivano la lana. Le pecore, prima di essere sottoposte a tosatura, venivano lavate per immersione nel Miscano facendole calare dal ponte di Bagnaturo, nei pressi della Masseria Tre Fontane, e fatte uscire dalla parte opposta.  Il Largario di Casalbore era un vero e proprio allargamento del tratturo posto al centro del paese in località detta Il Borgo. Intorno ad esso tutte le strutture necessarie al ristoro dei Massari (proprietari delle mandrie) e di coloro che li affiacavano nella tragitto (casari, pastori, pastorecchi, butteri, butteracchi, tosatori e garzoni). Nulla era richiesto per le greggi ferme al Largario diversamente per quelle ricoverate nel cortile di palazzo soggette a contributo. Nella Taverna delle tre fontane, costituita da un basso con una  fontana d'acqua sorgiva, due locali al piano terra e due al superiore e  un'ampia stalla riparata da un tetto di fascine di legno, trovavano ricovero i pastori e i doganieri. La fabbrica apparteneva alla Camera Marchesale ma data in gestione a terzi lucrandone un affitto. Gli ospiti, a seconda del flusso di andata e ritorno, barattavano, con la gente del posto i  prodotti abbruzzesi, molisani e pugliesi che portavano con loro. Il luogo si affermò come centro d'affari, di ritrovo e di ristoro e quindi di scambio culturale e umano. Casalbore disponeva anche di un attrezzato ospedale che offriva alloggio ai viandanti e cure ai pastori in transito; era collocato nel cortile del Palazzo Marchesale e gestito dalla confraternita dei cento uomini appartenenti alla chiesa di Santa Maria della Neve.

 


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