Tempio_Italico_02Sorge nei pressi di una sorgente, subito a valle del tratturo, in località detta Macchia Porcara a poca distanza dalla Casa Comunale. Le indagini archeologiche che hanno riportato alla luce questo antico santuario sannitico, lo attribuiscono al culto di divinità femminili personificazione di forze sismiche o vulcaniche. Gli ex-voto rinvenuti e la presenza dell'acqua sorgiva inducono a riconoscere nella divinità venerata la dea Mefitis, signora della fertilità e della riproduzione, della morte e degli inferi, il cui culto aveva probabili legami anche con le pratiche della transumanza, se si tiene conto che alcune delle aree sacre ad essa dedicate erano per la maggior parte collocate a ridosso del suo percorso. Il ritrovamento archeologico risale al III secolo a.C., eretto su un preesistente primitivo sacello del IV secolo a.C. ornato di terrecotte architettoniche di tipo campano.  Accorpato al santuario si ergeva un tempio di tipo etrusco-italico, prostilo ed esastilo (cioè con sei colonne poste solo nella facciata) con cella quadrangolare che custodiva la statua di culto introdotta da una gradinata di accesso che inglobava due fontane, alimentate da tubature in piombo. Il complesso era preceduto da uno spazio aperto con l'altare sacrificale, fiancheggiato da un portico. Di grande pregio Il pavimento in cocciopesto, decorato con motivi a losanghe in tessere di pietra calcarea. Le pareti erano rivestite d'intonaco con una decorazione a false bugne dipinte in rosso e giallo, del tipo noto come "primo stile", molto diffuso negli affreschi delle case pompeiane. Dai ritrovamenti si apprende che, la decorazione esterna in terracotta del tempio, non fu forse mai realizzata e i portici mai terminati, lavori probabilmente interrotti nel corso della seconda guerra punica, che interessò l’area dal 217 al 202 a.C. Il tempio è di grande pregio dovuto sia allo stato di conservazione in cui è pervenuto, sia al fatto che rappresenta il più antico complesso cultuale di quel periodo finora noto nel Sannio interno. I materiali votivi recuperati, comprendenti numerose terrecotte figurate, ceramiche a vernice nera, balsamari ed alcune monete si conservano presso l'Antiquarium di Ariano Irpino.


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